Fermata soppressa.

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Nonostante fosse appurato, per lui come per tutti i suoi coetannazionali, che le agenzie non ti trovano lavoro, semmai ti trovano un passatempo per la mattinata, scusate il gioco di parole, che altrimenti non avrebbe avuto occupazioni, ci rimase con un sorriso quando ne vide una nuova aperta proprio sotto casa sua, posta al limite del centro della città. Era così facile per lui fare un giro fuori porta..

Non entrò; neanche tornò a casa. Proseguì, onde evitare incontri ravvicinati con la latifondista alla quale la casa era attestata. Come un gitano camminava, anzi trottava, con sguardo vispo, un poco furbetto. Immaginando di raccontare milioni di avventure.. o meglio, un’avventura lunghissima, che per ricostruirla sarebbero dovuti riunirsi tutti quanti i passanti che, chi più chi meno a seconda della fretta che determina l’andatura, ne avevano ascoltato un frammento.

L’avventura parlava del suo più caro prozio, più che secolare eppure arzillo come un riccio, e della sua avventura nel medioriente come commerciante di specchi e paprika. Questo zio, persosi sbronzo, dopo una cena di benvenuto nel palazzo di un marajà suo cliene, incontrò nella notte, in un vicoletto di malta e sabbia, una donna. Aveva un anello al labbro inferiore, al centro. E tantissimi orecchini, come monetine: suonava come il cesto delle offerte in chiesa, che nei momenti del bisogno si andava ad arraffare. Bellina, con una voc che purtroppo non aveva nulla di particolare, ma era eloquente… e sapeva muovere bene le pupille. Gli disse di aspettarla li. Lo zio, secondo la logica dei secondi che trascorrono e della miopia sul futuro, desiderava aspettarla. Ma se ne andò. Sì, era più o meno così.

Doveva comprarsi un vestito nuovo se desiderava lavorare.

Fermata soppressa.ultima modifica: 2009-05-31T14:27:43+02:00da clarissa_seton
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